© 2021 Gioielleria Fugazzi Bocciarelli di Ezia Bocciarelli
Scopri il mondo della gioielleria e dell'orologeria
2023-02-03 17:43
2023-02-03 17:43

Normalmente alla sera togliamo l’orologio e lo appoggiamo sul comodino (o comunque su un piano).
Adagiamolo con cura orizzontalmente e col cinturino disteso. Evitiamo di sistemare l’orologio in equilibrio precario o in posizioni strane che potrebbero influire sulla precisione di marcia ed evitiamo al cinturino brutte pieghe.
L’operazione di carica e dell’eventuale rimessa all’ora richiede qualche accortezza, per il bene del n/s amato segnatempo.
1) Carica: evitiamo, come purtroppo fanno molti, di effettuarla ruotando avanti e indietro la corona. Non serve a nulla e contribuisce ad aumentare l’usura del cricchetto e dei minuscoli ingranaggi di carica.
Ruotiamo quindi la corona solo in avanti e delicatamente, fermandoci non appena sentiamo resistenza. Se insistiamo, fornendo una coppia di carica esagerata all’asse, provocheremo: o la rottura della molla motrice o degli ingranaggi menzionati, oppure dell'asse stesso.
Qualora andasse proprio bene, non potremo evitare di “ribattere”, ovvero di accelerare il bilancere, sollecitando in modo anomalo l’ancora, le pietre e la ruota di scappamento. Addio alla precisione e alla costanza di marcia!
2) Rimessa all’ora: Evitiamo assolutamente di operarla con l’orologio al polso. Se eventualmente lo abbiamo già indossato, togliamolo.
Procedendo comunque al polso, rischiamo di danneggiare o rompere l’asse di carica perché applicheremo sollecitazioni non assiali allo stesso e non previste dalla fabbrica costruttrice. E’ particolarmente importante questa avvertenza per gli orologi d’epoca! Attenzione quindi, estraiamo la corona di carica con delicatezza e senza forzarla.
Teniamo saldamente con una mano l’orologio, per evitargli possibili cadute o urti, col dito medio (o indice) e il pollice dell’altra, agendo in contrapposizione, per modulare la forza e i carichi tangenziali, operiamo l’estrazione. Se incontriamo resistenze, ruotiamola di ½ giro o di 1 giro completo, per cercare il miglior allineamento dei denti degli ingranaggi. La corona si estrarrà con facilità.
E’ bene quindi, per evitare l’inconveniente, far oltrepassare alla lancetta la posizione desiderata, retrocedendola poi fino a che indichi l’ora esatta. A volte, se gli attriti interni sono sufficientemente alti, nel fare tale operazione di retrocessione può anche accadere che la lancetta dei secondi si arresti, assieme al bilancere, fermando l’orologio. Nessun problema.
Dopo che abbiamo accertato quanto sopra, lo terremo nella dovuta considerazione, procedendo come segue: effettuata la carica e la rimessa all’ora esatta se, rilasciando la corona, la lancetta dei secondi (e il bilancere) non ripartono subito, ruotare senza violenza, in modo orizzontale, da sinistra verso destra l’orologio, dopo aver fatto rientrare la corona in posizione di riposo.
In alternativa, possiamo anche agire con dolcezza sulla corona stessa (rientrata), come nell’atto di carica, con una piccolissima rotazione, rilasciandola subito, per evitare sovratensioni alla molla.
Normalmente queste ultime operazioni non sono necessarie, ma le abbiamo lo stesso descritte, perchè se ci accorgiamo che dobbiamo ricorrervi sempre più spesso e che tutto quanto risulta difficoltoso o in genere, ci sembra che non avvenga in modo corretto, non aspettiamo a far revisionare l’orologio: eviteremo sicuramente maggiori costi e dispiaceri dovuti a rotture impreviste.
3) L’orologio indossato: dopo averlo caricato e rimesso all’ora (se necessario), finalmente lo indossiamo.
Fissiamolo bene al polso col suo cinturino (o col bracciale metallico). Non dobbiamo però stringerlo troppo, per evitare a noi problemi di circolazione...sanguigna e al cinturino un logorio prematuro (attenzione così facendo: pericolo di rottura del cinturino, della fibbia (ardiglione), uscita o rottura delle anse di fermo, con l’ovvia caduta improvvisa e la possibile perdita dell’orologio...non tiriamo mai in modo eccessivo il cinturino, anche per allacciarlo...).
Non dobbiamo però nemmeno tenerlo troppo lento, per evitargli torsioni, continue trazioni, urti e vibrazioni indesiderate (nel bracciale metallico, questo è il modo migliore per danneggiarlo e provocare l’allentamento delle maglie e quindi laschi spiacevoli non recuperabili, che compromettono anche i perni...). Le operazioni descritte, anche se possono sembrare banali non lo sono per nulla. Ne abbiamo viste fare in merito “di tutti i colori”! Ricordiamoci che basta a volte solo un po’ di buon senso e un minimo di cura, per perpetrare a lungo nel tempo l’atto di amore che facciamo ogni giorno, fornendo al nostro caro e inseparabile amico meccanico l’energia vitale di cui – anche lui come noi – abbisogna.

Come funziona un orologio automatico? Fin dal 1700, ossia dagli anni di Abraham-Louis Breguet, sono stati tanti gli orologiai che si sono arrovellati per trovare un sistema meccanico che si sostituisse alla mano dell’uomo per mantenere l’orologio sempre carico automaticamente.
Da innumerevoli studi è nato il meccanismo di carica automatica come oggi lo conosciamo. Questa invenzione è universalmente attribuita all’orologiaio Abraham-Louis Perrelet (1729-1826). Successivamente la prima realizzazione che ha avuto un vero e proprio impiego industriale con un funzionamento regolare ed efficace è stata quella della Rolex con il suo sistema Perpetual, datato 1931.
La meccanica a carica automatica è stata capace, grazie allo studio e alle ricerche portate avanti delle più famose Maisons manifatturiere, di arrivare ai giorni nostri con innumerevoli nuove soluzioni in grado di soddisfare l’esigenza sempre più grande di assoluta precisione.
Negli ultimi anni sono stati inoltre introdotti nuovi materiali per la composizione degli elementi dell’automatismo, piccole modifiche ma enormi passi avanti, che hanno unito la tradizione orologiera alla moderna micro ingegneria.
Cerchiamo ora di comprendere come funziona nello specifico una meccanica a carica automatica. Il funzionamento del movimento meccanico a carica automatica è dovuto all’energia cinetica sprigionata del movimento del braccio; va da sè che un orologio dotato di questa tecnologia non necessita ovviamente più della carica manuale.
Ma come viene trasformata l’energia del movimento in energia funzionale al funzionamento dell’orologio? Questo prodigio è dovuto alla massa oscillante (o rotore)*1, ossia un piccolo peso che oscilla in un apposito alloggiamento ad ogni movimento del polso.
Il rotore è un settore circolare, opportunamente appesantito nella fascia più esterna per migliorarne il momento di inerzia. Ad ogni movimento del polso la massa ruota attorno al suo asse e, attraverso una serie di ingranaggi supplementari, trasmette la sua energia alla molla di carica*2 nel bariletto*3.
Più nel dettaglio: la molla di carica è avvolta su se stessa all’interno del bariletto, ed è collegata da un capo all’albero che si trova al centro del bariletto, dall’altro capo (quello esterno) alla parete del bariletto stesso. L’oscillazione del braccio fa muovere il peso che, agendo con la leva sul cricchetto, comprime la molla di carica e permette il completo funzionamento della meccanica.
Per sua natura, una volta arrotolata, la molla tende a srotolarsi liberando energia. Questo è il “carburante” che permette al motore dell’orologio di funzionare.
Non tutti i meccanismi automatici sono uguali, le scelte progettuali delle diverse Maison producono sistemi di ricarica automatica più o meno efficienti (ovvero più o meno rapidi nel ricaricare la molla di carica).
Esistono sistemi di ricarica monodirezionali e bidirezionali: nei primi il rotore aziona la molla solo quando ruota in un senso (come negli orologi Patek Philippe); nei secondi, grazie a degli ingranaggi invertitori, la ricarica avviene in entrambi i sensi (come nei movimenti Rolex, i cui invertitori rossi sono facilmente identificabili, o IWC, che brevettò lo storico sistema Pellaton*4).
“Non appena la tensione della molla si allenta, gli impulsi trasmessi dalle leve dell’ancora al bilanciere diventano più deboli e l’ampiezza di oscillazione si riduce. Malgrado ciò, il bottone d’impulso spinge l’ancora a intervalli quasi identici”. IWC
Tuttavia, le caratteristiche fisiche del pendolo sono solo il punto di partenza per l’elevato livello di precisione. Negli orologi da polso automatici come quelli a carica manuale infatti, dotati di centinaia di singole parti in continuo movimento, “il diavolo si nasconde nei dettagli”. Perciò, da secoli, geni, creativi e inventori solitari cercano di migliorarne la precisione.
Sviluppata dall’orologiaio svizzero Abraham-Louis Breguet intorno al 1795, la spirale che prende il nome del suo inventore ha notevolmente contribuito ad assicurare la regolarità del movimento oscillatorio del bilanciere.
Ci sono inoltre elementi del sistema di carica che, pur non appartenendo al meccanismo della carica automatica, fanno la differenza fra un movimento automatico e l’altro. Un esempio di questo è il numero di bariletti, che attualmente negli orologi da polso va da uno a quattro (nel caso in cui siano due, si parla di “doppio bariletto”), per aumentare l’autonomia dell’orologio, che può variare da circa quaranta ore a ben quindici giorni. Ma lo studio della carica automatica non si esaurisce qui.
Essendo un meccanismo che dipende fortemente dall’utilizzatore e dai suoi movimenti consapevoli e inconsapevoli, per massimizzarne le prestazioni gli orologiai si sono trasformati in buoni osservatori delle abitudini umane.
Così, se hanno stimato nel numero di circa 3000 i movimenti che imprimiamo quotidianamente al nostro orologio (più che sufficienti nella maggior parte dei casi ad assicurare un costante stato di carica del movimento), hanno anche studiato la risposta del meccanismo di carica automatica al tipo di attività svolte dall’utilizzatore dell’orologio.
Se infatti si conduce una vita troppo sedentaria, si rischia di caricare troppo poco il proprio orologio automatico, a svantaggio della sua precisione. Al contrario, un’attività sportiva intensa può sottoporre il meccanismo di carica automatica a eccessivi stress. Per questo motivo sono stati studiati, ad esempio, dei sistemi per modificare la geometria del rotore di carica e adattare la sua inerzia al tipo di attività svolta da chi indossa l’orologio.
Gli studi sulla carica automatica, quindi, nonostante i 200 anni di evoluzione, non si sono ancora arrestati. Miglioramenti sono stati introdotti negli ultimi anni sui componenti, per ridurre sempre più l’attrito e l’usura del meccanismo (ad esempio con l’uso di cuscinetti a sfere con biglie in ceramica). Altre sperimentazioni sono invece orientate a massimizzare l’efficienza del meccanismo in funzione della precisione dell’orologio.
Si tratta di attività in cui le aziende investono energie e capitali, per mantenere i propri prodotti a quei livelli di eccellenza che determinano la differenza fra orologeria e alta orologeria.
*1 – La massa oscillante sostituisce il gruppo corona e rocchetto, che sono invece l’elemento di carica presente nei movimenti meccanici a carica manuale.
*2 – Quest’ultima è dotata di un dispositivo che limita la ricarica generata dai polsi più attivi evitando irregolarità di funzionamento o rotture.
*3 – Il bariletto è il termine tecnico per definire un piccolo cilindro metallico piatto al cui interno è inserita la molla di carica.
*4 – Nel sistema di ricarica Pellaton la massa oscillante non agisce sull’asse del bariletto, ma il rotore comanda due camme che agganciano un ruota dentata solidale con il bariletto facendolo ruotare e ricaricandolo in modo molto funzionale!
Massa oscillante di un movimento meccanico automatico Movimento 52000 di manifattura IWC con sistema di ricarica Pellaton Uno degli elementi più importanti di un orologio meccanico a carica automatica è sicuramente il bilanciere che ha la stessa funzione di un pendolo. Esso determina, in maniera assolutamente indipendente dalla quantità di energia presente nella molla motrice, gli intervalli regolari con cui lo scappamento rilascia il ruotismo, consentendo così alle lancette di avanzare. da il Blog dei preziosi

Quali sono i gioielli che esprimono l’amore? Quali sono i simboli che lo rappresentano?
Il cuore
Il cuore è il simbolo dell’amore per eccellenza. Nessun altro simbolo potrebbe rappresentare al meglio l’amore. Ne esistono di tantissime forme e dimensioni, con e senza pietre, dalla forma più classica a quelle più stravaganti.
Infinito
Tra le possibili idee regalo di San Valentino per lei, ti suggeriamo un altro simbolo d’amore: l’infinito. Usato per celebrare legami di amicizia e amore eterno ed anche in matematica, rappresenta qualcosa che non finisce, che sa di eterno, e per questo rappresenta l’amore. Di gioielli con questo simbolo ce ne sono molti. Regalando un gioiello col simbolo dell’infinito significherai anche lealtà ed impegno eterni nei confronti di colei che ami.
Nodo
Esiste un terzo simbolo d’amore davvero particolare. Infatti, non tutti sanno che oltre a quello dell’infinito e del cuore, un simbolo altrettanto rappresentativo è il nodo. Il nodo simboleggia unione e fin dall’antichità è segno di vincolo tra due persone proprio perché rappresenta un legame (il nodo serve infatti per legare). Con il nodo rappresenterai il legame indissolubile che vi unisce. È anche simbolo di eternità perché vagamente evocativo del simbolo dell’infinito. Il tipo di gioiello nel quale il nodo è maggiormente rappresentato è l’anello.
Non ti rimane che cercare il gioiello che più ti piace e col simbolo che preferisci nel nostro shop online.
Si avvicina il 14 febbraio, giorno di San Valentino, il santo degli innamorati. Ma cosa regalare? Esistono tante idee regalo a tema San Valentino per lei, ma sicuramente un gioiello è un regalo che rappresenta l’amore ed è un ricordo dal valore intrinseco e simbolico che rimane per sempre.

Qual è il significato della
pietra acquamarina
L’Acquamarina ha un significato preciso da molti secoli per differenti popolazioni del mondo. Questa pietra infatti è esteticamente bellissima, ma allo stesso momento è un materiale utilizzato sempre più spesso in attività come la cristalloterapia. Grazie alle numerose proprietà benefiche, infatti, viene utilizzata da diversi professionisti che si occupano di terapie alternative, atte ad esempio a superare traumi e dolori o a ristabilire l’equilibrio energetico.
L’utilizzo delle pietre è infatti da sempre abbinato a percorsi di abbandono della rabbia o di riduzione dello stress provocato dalle ansie e dalle problematiche di tutti i giorni. Il significato della pietra Acquamarina risiede nel suo nome: “acqua del mare”. Questa pietra infatti presenta diverse sfumature blu e celesti che ricordano le onde del mare e l’acqua.
Inoltre le onde trasmesse da questo cristallo sono in grado di sintonizzarsi con delfini e balene. La pietra azzurra viene poi utilizzata in moltissimi gioielli e composizioni, grazie all’aspetto piacevole, al colore intenso e alle numerose sfumature tipiche di questa pietra.
I giacimenti di Acquamarina si trovano in tutto il mondo, come Stati Uniti, Irlanda, Kenya, Pakistan, Australia, Russia, Messico e Birmania.
Come anticipato le proprietà dell’Acquamarina sono moltissime e positive. Questa pietra, oltre ad essere affascinante, infatti, porta a una comunicazione con il proprio “io” molto profonda. L’energia che emana questo cristallo fa sì che sia più semplice migliorare la comunicazione, non solo a livello fisico ma anche etereo, collegandosi così al resto del creato.
Il significato di Acquamarina può essere poi sintetizzato in “Pietra del Coraggio”, perché l’energia positiva che emana calma emozioni forti come rabbia, stress e frustrazione permettendo un’apertura verso sentimenti positivi. Grazie a questo coraggio è possibile poi aumentare le forze della propria mente.
La pietra Acquamarina può essere utilizzata per differenti scopi: moltissimi gioielli, anche gioielli etnici, sono composti da questa pietra dal colore intenso. Il colore e la qualità di questo cristallo sono in grado di rendere immediatamente un gioiello originale e unico nel suo genere.
Il misto di blu e verde che caratterizza il significato della pietra Acquamarina la rendono utile per i due chakra fondamentali: cuore e gola. In un percorso di sviluppo della propria spiritualità questo cristallo è quindi molto importante, perché spinge all’empatia e alla connessione con il proprio sé interiore.
Affinché l’utilizzo di questa pietra sia efficace è consigliabile portarla durante il momento di riflessione vicino ai chakra, quindi al cuore o alla gola, meglio se durante la meditazione.
Il significato dell’Acquamarina ha quindi origine nel suo nome. Questa pietra è stata ritenuta per secoli da viaggiatori e marinai come propiziatrice per il matrimonio, rendendola di buon auspicio per un’unione felice.
Molte tradizioni prevedono infatti il dono di un gioiello blu alla sposa il giorno del matrimonio, in onore di questa pietra. Oggi questo cristallo viene utilizzato nella cristalloterapia per il suo significato e per la connessione con il mare e il cielo.
Questi due aspetti portano a una sensazione di purezza profonda, alla libertà da stress e sentimenti negativi e all’apertura a una ricerca del proprio “Io” e di pace.
Combinata ad altre pietre, il significato dell’Acquamarina può cambiare. Abbinando questa pietra con l’acqua o con la calcite blu è possibile migliorare la comunicazione. Se desideri rafforzare l’amore e l’empatia, devi abbinare la pietra alla morganite. Per potenziare le capacità psichiche viene invece abbinata alla iolite, all’apatite blu o alla lepidocrocite.
Fonte: Pagine Gialle magazine

L'anello Trilogy
Da "Pagine Gialle Magazine" (16.01.2023)
Il significato dell'anello trilogy: ecco quando regalarlo L’anello trilogy è uno dei gioielli più desiderati dalle donne: cosa simboleggia, quante varietà ne esistono, il prezzo, come sceglierlo e dove acquistarlo.Desiderio di moltissime donne, l’anello trilogy è uno dei gioielli più famosi, ricercati, acquistati e regalati. Non solo bello da vedere, ma assume un significato profondo quando diventa dono in occasioni speciali della vita: fidanzamenti, matrimoni, nascite, compleanni, anniversari e tanto altro ancora. Non tutti gli anelli trilogy sono uguali, ma negli anni hanno assunto forme e combinazioni diverse che possono soddisfare i gusti di tutti. Anche la dimensione, il peso, la tipologia e il taglio delle pietre può essere variabile e ciò rende ogni gioiello unico nel suo genere.
Anello trilogy: che cos’è e quando regalarlo
Innanzitutto, è opportuno comprendere bene cosa è un trilogy. Si tratta di un anello di invenzione piuttosto recente (risale agli anni 2000), che generalmente viene realizzato con metalli preziosi, come l’oro o il platino. Sopra vi sono montate tre pietre preziose, che possono avere dimensione uguale o diversa. La pietra centrale potrebbe essere posta in maniera rialzata rispetto alle altre due. Nella maggior parte dei casi vengono incastonati dei diamanti taglio brillante, ma si possono trovare anche anelli trilogy costituiti da altre tipologie di pietre, come zaffiri, rubini o smeraldi. I diamanti restano il materiale più diffuso, per via della loro resistenza e della loro bellezza . Lo stile trilogy è tipico degli anelli, ma non sarà difficile trovare altri gioielli che seguono questa tendenza. Sono acquistabili, ad esempio, numerose collane composte da sole tre pietre. Si può acquistare per sé stesse, ma spesso viene regalato in occasioni speciali. È l’anello più scelto per le proposte di fidanzamento e di matrimonio ed è un modo per dichiarare amore eterno e forte al proprio partner. Un altro evento speciale in cui viene donato è la nascita del primo figlio, poiché le tre pietre possono indicare la costituzione del nucleo familiare. È scelto da molte persone come regalo per l’anniversario di nozze. L’anello trilogy può assumere diversi significati. È simbolo di amore eterno, principalmente per due motivi. È spesso costituito da materiali che non si deteriorano nel tempo e che restano esteticamente apprezzabili. Le tre pietre, inoltre, rappresentano il sentimento del passato, quello del presente e quello del futuro. La pietra a sinistra è dedicata al passato, e riporta al primo incontro dei due innamorati. Quella al centro è il presente e indica l’amore che lega attualmente le due persone o la proposta che si sta facendo alla propria amata. Quella a destra è il futuro, i progetti che si vogliono realizzare insieme e la fiducia nei propri sentimenti. Può rappresentare la famiglia, nei suoi tre valori fondanti (la fedeltà, la lealtà e il rispetto) o nel numero di componenti quando nasce un primo figlio. Può essere regalato dai figli alla propria madre, come simbolo di amore indissolubile. Il tre è, poi, considerato il numero perfetto e può rappresentare l’unione tra uomo, cielo e terra o, se gli si vuole dare un significato religioso, la Santissima Trinità. In questo caso, si può donare come simbolo di una benedizione all’unione di una coppia. Può essere indossato con la fede, anche al medesimo dito.
Come scegliere un anello trilogy
In commercio sono presenti tante alternative per acquistare un anello trilogy. Sceglierlo potrebbe apparire complicato. Occorre tenere presente diversi elementi e lasciarsi consigliare da gioiellieri e orafi esperti che sapranno spiegare ogni più piccolo dettaglio del prodotto. Bisogna porre attenzione alle gemme, preferendo gioielli che presentino una certificazione di qualità. Generalmente si opta per dei diamanti. Nelle gioiellerie si trovano soprattutto quelli incolori, ma sono presenti anche anelli realizzati con rari diamanti di diversi colori (verde, arancione, rosa, blu o rosso) che hanno un costo più elevato. Le pietre possono essere tutte e tre identiche in termini di carati o si può scegliere di farne incastonare una con un carato maggiore rispetto alle altre due. Il carato è il peso della pietra preziosa. 1ct corrisponde a circa 0,20 grammi. L’anello deve essere composto di materiale di valore, come l’oro, l’oro bianco o il platino. Ciò permetterà alle donne di indossarlo quotidianamente senza il rischio di usurarlo eccessivamente nell’arco di pochi mesi o anni. A determinare la brillantezza dell’anello trilogy è il taglio. Questo può essere a brillante (il più richiesto), a gradini o altri ancora. La purezza indica il valore e la rarità della gemma: più è puro, privo di inclusioni interne o difetti esterni, più sarà elevato il suo valore. Le pietre vengono sorrette da griff, ossia delle piccole barrette . Queste devono essere presenti in un numero non troppo elevato, per evitare che venga ridotta la luminosità del gioiello, ma sufficiente per trattenere la pietra senza rischiarne la perdita. L’insieme di tutti questi aspetti determina il prezzo dell’anello, che può partire da 600 euro e arrivare a costare oltre 10 mila euro. Per l’acquisto è opportuno recarsi in una gioielleria di fiducia. La Gioielleria Fugazzi Bocciarelli è pronta ad accompagnarVi nella scelta di questo importante gioiello con competenza, disponibilità e cordialità.
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